Data: 03/06/2005
Note del Presidente Lotta al randagismo
Lotta al randagismo "come e perché"
del presidente A.N.T.A - Bruno Mei Tomasi
Ogni anno, nel periodo estivo, puntuali come un orologio, escono alla ribalta le solite Campagna di sensibilizzazione antiabbandono dei cani, gatti e altri animali programmate da diverse Associazioni; che pensano così di attirare l'attenzione della gente e poter usufruire dei benefici di queste campagne, magari attraverso ricche donazioni.
Riteniamo che le campagne di questo tipo, allo stato attuale, siano più ingannevoli e controproducenti di quanto non possano apparire ai non addetti ai lavori; non sembri un'assurdità quanto qui si afferma, il fatto è alquanto verosimile. Una campagna così, senza aggiungere altro, non ha alcuna possibilità di essere utile… salvo non scoprire poi che maschera un qualche interesse, nemmeno tanto velato, quello di essere i terminali delle generose reazioni del malessere.
Analizzando questa campagna di sensibilizzazione, dedicata alla sola attenzione dell'abbandono, fa emergere chiaramente l'azione qualunquista la cui volontà di incidere "davvero" sul fenomeno randagismo lascia pochi dubbi. Quasi tutti gli addetti ai lavori sanno che attorno al randagismo ci sono diversi soggetti che, in un modo o nell'altro, usufruiscono di ingenti somme e, purtroppo, molte di queste somme finiscono proprio per favorire quelli che il randagismo lo vogliono così com'è per continuare il loro sporco business.
La lotta al randagismo non si fa con queste campagne di apparente sensibilizzazione, ne possono essere di alcuna utilità se non si capisce bene la dimensione di questo fenomeno; troppe false verità ruotano attorno agli interessi che il randagismo fa emergere. La potenzialità del business, se pur non appariscente, fa diventare questo fenomeno un vero e proprio affare trasformandolo da problema sociale a ghiotta opportunità per qualsiasi soggetto, non escludendo nemmeno alcune Associazioni Animaliste, o che si definiscono tali.
Entrando nel dettaglio, per meglio capire, si deve valutare le condizioni per cui una persona dovrebbe rinunciare ad abbandonare il proprio cane sapendo che le uniche alternative sarebbero: trovare qualcuno a cui affidarlo; sopprimerlo per evitare di ritrovarselo ancora in giro; affidarlo ad una struttura per cui dovrebbe pagare una retta mensile. Questa ultima condizione è da scartare a priori perché è alquanto improponibile che si verifichi, per chi ha intenzione di abbandonare il proprio cane.
Come si potrà osservare, a fronte dell'abbandono, le alternative sono poche e alcune di queste nemmeno percorribili: la prima che all'apparenza dovrebbe essere la migliore di fatto non è più praticabile, troppi cani randagi hanno saturato le disponibilità di chi ha già più di un animale; rimane la soppressione che sembra sia fortunatamente in calo, comunque assolutamente impraticabile come alternativa possibile; nemmeno l'affidamento ad una struttura appare probabile per chi è intenzionato ad abbandonare il proprio cane, pochi spendono denaro per tenere il proprio cane in un canile "meglio che spenda il comune".
Detto questo si comprende che la pratica della campagna antiabbandono non è la via maestra delle soluzioni… allora perché non si fa di più e di meglio, soprattutto tra le Associazioni che dicono di essere animaliste? Purtroppo, dopo qualche esperienza, ci sembra di capire che le iniziative dell'A.N.T.A.onlus ( una delle poche Associazioni Animaliste iscritti nell'Albo Nazionale delle ONLUS), siano piuttosto osteggiate, quantomeno non sono guardate con interesse; interesse che avrebbe dovuto essere condiviso da tutte le Associazioni Animaliste serie.
Le stesse istituzioni, pur pesantemente interessate, sembrano ignorare la possibile alternativa. Sembra importi poco sapere che gestire denaro pubblico comporti una qualche responsabilità di correttezza. Poco si preoccupano di constatare che dalla 281/91, non si è ricavato alcun risultato concreto, anzi, appare sempre più evidente l'interesse a nascondere il problema randagismo piuttosto che affrontarlo in maniera razionale.
Perché questa presa di posizione, cosa intendiamo fare all'A.N.T.A.onlus? Molto di più e di meglio; però, per fare bene, abbiamo bisogno dell'aiuto dei potenti mezzi di comunicazione di massa…. di cui purtroppo non disponiamo. Il nostro obbiettivo è tanto semplice quanto efficace, pochi lo adottano o lo perseguono, forse perché non hanno lo stesso nostro interesse, intendiamo portare avanti l'unico vero e reale strumento capace di combattere la proliferazione dei randagi "LE STERILIZZAZIONI" sia per i cani randagi che padronali.
Perseguiamo le sterilizzazioni dovunque e comunque, nel rispetto delle leggi e degli animali, riteniamo che le sterilizzazioni siano l'unico vero modo di evitare: il randagismo; gli abbandoni per nascite indesiderate; i maltrattamenti; le spese senza limiti per l'affidamento dei cani ai canili ( lager ); ed infine le costruzioni di "megacanili" brutti e incontrollabili che, costruiti in maniera furbesca, diventano strumento di ricatto per le amministrazioni pubbliche, per quelle ragioni che è facile immaginare.
Cosa chiediamo come Associazione? Ne denaro ne visibilità senza finalità, chiediamo di poter avere la voce per dare a tutti quelle conoscenze indispensabili per agire in maniera corretta e impedire che, sui cani, si possano avventare come falchi quelli che si sono arricchiti o che intendono arricchirsi ancora senza pudore, siano essi soggetti privati o rivestiti di Volontariato.
Intendiamo mettere tutti davanti alle proprie responsabilità, sia che siano soggetti pubblici ( Comuni, Regioni, Asl e Governo ) o Associazioni di volontariato, o come tali identificate, le cui finalità non appaiono sempre prive di interessi monetario.
La 281/91, le innumerevoli Leggi regionali, le disposizioni comunali ed i regolamenti di polizia veterinaria dicono tutte le stessa cosa "lotta al randagismo" ma, purtroppo per noi, sono tutte carenti della prima condizione che permette davvero di frenare questo fenomeno.
Tutte le leggi dicono chi deve costruire i canili, chi deve gestirli e a quali costi, quali caratteristiche devono avere i canili e la loro capienza ma nessuna legge, o regolamento, spiega alle istituzioni preposte, in questo caso le ASL, come devono intervenire e con quali mezzi per praticare le sterilizzazioni, unico vero strumento per frenare il randagismo.
La stessa anagrafe canina, per quanto sembra facile non viene praticata come la legge prevede, legge recentissima. La ragione è sempre da ricercare negli interessi contrari che devono essere salvaguardati, anche tra la categoria dei Veterinari che su questo potevano dire molto. Allo stato attuale la categoria sembra più impegnata a salvaguardare alcuni principi, anche contraddicendo il proprio codice deontologico, piuttosto che collaborare per risolvere il problema. Fortuna che non tutti nella categoria la pensano nello stesso modo.
Voler aiutare questa causa, che l'A.N.T.A.onlus persegue, può voler dire sollevare molte contraddizioni e, in ultimo, anche sollevare diverse polemiche di non poco conto, ma siamo consapevoli che la crescita di una nazione non è mai semplice, per questo chiediamo la collaborazione di chi ha gli strumenti per farlo.
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