Data: 15/12/2005
Note del Presidente Relazione sul RANDAGISMO in Italia
Relazione sul RANDAGISMO in Italia, con riferimento particolare alla Regione Puglia
Il problema del randagismo, così come lo conosciamo, è un fenomeno che ha due distinti momenti di vita e vanno analizzati autonomamente. Sino alla fine degli anni 80 provvedevano direttamente i comuni al controllo del randagismo catturando i cani, tenendoli qualche giorno, per poi sopprimerli quando scaduti i termini stabiliti nessuno si proponeva di prenderli in affido.
Va considerato che il quel periodo i cani randagi erano limitati ai soli abbandoni e non a programmi organizzati e, comunque, le nascite erano considerate un evento non voluto o accidentale, soprattutto a seguito di accoppiamenti di cani lasciati in libertà dai proprietari.
Dopo l'entrata in vigore della Legge quadro la 281/91, sui cani si è determinato un valore aggiunto, soprattutto monetario, visto che quello affettivo pur limitato era già presente; da quel momento e ferma restando la continua nascita dei cani, accidentali e non voluti, si è visto un incremento esponenziale di canili, per lo più privati, che "casualmente" ha visto anche l'incremento dei cani randagi ma, in questo caso, voluto ed organizzato.
Infatti, cosa mai conosciuta prima degli anni 90, dalla entrata in vigore della Legge, si è visto un incremento esponenziale delle nascite e degli abbandoni, soprattutto in certe regioni d'Italia, anche se nessuno sta in isole felici, soprattutto grazie alle normative regionali incomplete e inadeguate… foriere di potenziali Business per affaristi senza scrupoli. Per i cani la differenza è stata: dalla pena di morte dopo 3 giorni alla detenzione a vita dopo il 91.
La sola indicazione di che fare, mettendo in evidenza possibili e facili guadagni, ha scatenato molti appetiti tra diversi soggetti, non escludendo nemmeno alcune Associazioni, questi appetiti hanno determinato lo stato attuale delle cose: incremento del randagismo, incremento dei canili privati, incremento degli affari sui cani.
Le leggi e le disposizioni regionali, per alcuni versi non applicate e inutili, hanno determinato un'anomalia disastrosa: da una parte non è stato fatto alcuno studio per capire come questo fenomeno si è evoluto, limitandosi solo ad affermare il principio che il randagismo è un problema da risolvere; dall'altra si è lasciato il libero arbitrio, dando solo e semplici indirizzi, ma evitando accuratamente di individuare responsabilità e controlli sull'efficacia di eventuali interventi, il risultato? "un disastro totale".
Lo stato delle cose, pur già drammatico, ha la tendenza a diventarlo ancora di più; troppi soggetti sono interessati al mantenimento della condizione attuale, molti di questi soggetti sono "sponsorizzati" proprio dalle istituzioni con regole vaghe e disponibilità finanziarie senza troppi controlli, messe a disposizione per pochi e in maniera assolutamente irrazionale.
Il problema randagismo ha in se la caratteristica del "virus letale" se si cura solo una parte del corpo esso si ripropaga inevitabilmente come e più di prima, con in più l'aver sprecato energie finanziarie e umane inutilmente, in sintesi: da una parte si spendono enormi somme per alimentare gli affari di organizzazioni private e/o Associazioni varie, anche di livello nazionale, omettendo controlli e facendo in modo che i finanziamenti siano facili e disponibili; dall'altra si affamano cani/gatti (solo per far un esempio di malessere ) quale conseguenza della diffusione di sporchi affari, facendo diventare inutile il sacrificio di tanti volontari che, pur con tutta la loro disponibilità gratuita e piena, non riescono minimamente a limitare questo fenomeno.
Sino a ché si faranno affari con il randagismo ci sarà sempre qualcuno che lavorerà per mantenerlo inalterato o incrementarlo; ecco perchè ogni intervento, per essere efficace, deve contenere la limitazione dell'affare facile, con alcune e semplici regole, infine và messa in campo ogni risorsa disponibile per un vero programma di sterilizzazioni, anagrafe canina e sensibilizzazione, quest'ultima unica vera arma permanente.
Chiudendo i preamboli ed entrando direttamente nel merito del problema, si deve considerare i numeri che questo fenomeno chiamato randagismo produce.
In Puglia si spendono ogni anno oltre 35.000.000,00 di Euro solo per alimentare circa 40.000 cani tenuti, più o meno bene, nei vari canili sparsi in tutto il territorio. In Italia, invece, si spendono circa 500.000.000,00 di Euro; guardando la spesa della sola Puglia e facendo le debite proporzioni si noterà che la situazione è davvero preoccupante, le cifre sono calcolate per difetto.
Naturalmente a spendere questi soldi sono soprattutto i comuni con oltre il '90%, il resto lo spendono i cittadini attraverso donazioni o provvedendo direttamente loro al mantenimento dei cani o gatti accuditi; a queste cifre vanno aggiunte quelle dei canili considerati personali e privati il cui numero dei cani detenuti varia da 5 a 50 per almeno altre 200 unità, di questi canili personali si sa solo che esistono ma fa comodo a tutti ignorarli.
In Puglia ci sono circa 120 Canili più o meno censiti, distribuiti equamente nelle varie province a parte quella di Lecce che ne ha meno, con una media di 330 cani a testa… in verità ci sono gli estremi che vanno da un minimo di 150 cani ad un massimo di oltre 1000 cani; mentre i cani randagi ancora liberi e circolanti sono oltre 150.000, che producono circa 50.000 cuccioli ogni anno, di cui mediamente 35.000 muoiono prematuramente, i restanti 15.000 vanno ad incrementare quelli liberi e randagi o sostituiscono i vecchi che muoiono.
Ultimamente si è visto un incremento del numero di randagi circolanti, un fenomeno dilagante, la motivazione vera è che, ci sono testimonianze, i randagi crescono numericamente non solo per gli abbandoni a seguito di nascite non volute ma, purtroppo, sono il frutto di una speculazione dilagante e se non fermata darà vita ad un'ulteriore incremento del randagismo.
Il proliferare dei cani nelle città o nell'immediata periferia è determinato da un abbandono scientifico e organizzato, ci sono organizzazioni affiliate ai Canili privati che su specifici ordini pensano a scaricare decine di cani su quei comuni dove la capacità di spesa è ancora buona o dove non esiste altra convenzione, o peggio dove ci sono le Associazioni di volontariato che fanno quel che possono, ma in questo i cani scaricati servono solo a dimostrare che le stesse Associazioni non sono in grado di provvedere ai bisogni dei comuni.
Oltre alla responsabilità di questi affaristi senza scrupoli ci sono le ASL che, con la loro inefficienza, anche se con qualche distinzione, favoriscono la confusione a discapito dei controlli incrociati; in alcuni casi ci sono delle vere complicità nel favorire gli affaristi senza scrupoli, basterebbe fare alcuni esempi per capirlo. Nell'ambito di alcune ASL ci sono personaggi a livello dirigenziale che meriterebbero di essere sottoposti a controlli; questi problemi vengono gestiti come semplici affari, ne prevenzione ne controllo, più ci sarà da guadagnare meno sarà possibile trovare soluzioni.
Troppe strutture non autorizzabili sono attive e speculano sui cani; troppi canili hanno un numero di cani largamente superiori a quelli previsti dalla normativa vigente; nessuna prevenzione con le sterilizzazioni; con l'anagrafe canina; ci sono settori dei Veterinari Privati che lavorano per tenere altissimo il costo delle sterilizzazioni, rendendo difficile la cultura della prevenzione, contravvenendo anche al loro Codice Deontologico.
Che fare:
In primo luogo fare uno studio accurato del problema, serio e approfondito; costituendo appositamente un gruppo di lavoro coordinato da un funzionario di provata sensibilità e capacità, della Regione Puglia, staccato dalla commissione esistente per evitare condizionamenti, questo per raccogliere tutte le informazioni necessarie e lavorare per un progetto serio ed efficace di programma alla lotta al randagismo di concerto con i comuni che, allo stato attuale, sono i più esposti ed indifesi contro gli affaristi e la stupidità di alcune persone che continuano ad abbandonare i propri animali come se fossero carta straccia;
L'obbiettivo da raggiungere, con il lavoro da farsi, dopo aver fatto una mappa della reale situazione, è quello di elaborare un programma di interventi mirati, coordinati e razionali, per limitare lo svilupparsi del randagismo e cercare di riportarlo a condizioni accettabili;
Bisogna pianificare gli interveti delle ASL mettendole in condizioni di organizzarsi per una corretta limitazione delle nascite, con le sterilizzazioni e l'anagrafe canina, ponendo obbiettivi minimi da raggiungere con programmi temporali. Naturalmente dovranno essere previste possibili assunzioni anche limitate nel tempo, con veterinari specializzati e di provata capacità, per le sterilizzazioni e anagrafe canina, la dove le ASL da sole non siano in grado di provvedere direttamente ed in modo autonomo.
Per riuscire ad elaborare una vera lotta al randagismo è necessario lavorare per conoscere la situazione attuale, meglio si conosce il fenomeno e più è efficace l'intervento, si ha bisogno di analizzare la situazione da diversi punti di vista anche in considerazione di problematiche prettamente locali che, purtroppo, possono essere condizionanti; è profondamente sbagliato illudersi di risolvere il problema mettendo semplicemente a disposizione, genericamente e senza programmazione, fondi destinati alle ASL o ai comuni senza precisi programmi legati tra loro e finalizzati a carattere regionale.
Come si è detto prima… bisogna interrompere la corsa agli affari, mettere le ASL in condizioni di svolgere il proprio lavoro, preparare una normativa adeguata, privilegiando le associazioni che diano garanzie, istituire una commissione tecnica fatta da Associazioni e da Veterinari dipendenti ASL specializzati nel settore e/o Veterinari Privati di provata Serietà.
Ci sono molti aspetti che da soli danno una visione sbagliata del problema e non permettono la soluzione del randagismo, è necessario mettere mano alla questione sapendo che il lavoro da fare è notevole con diverse complicanze.. basti pensare che ci sono canili da oltre 1000 posti cani.. questi vanno chiusi ma non si può fare subito per carenze di alternative valide… ma verso queste strutture va esercitato un controllo serio per evitare che continuino a produrre cani da immettere nel territorio, per tenere inalterato il problema…..
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