Data: 17/10/2005
Note del Presidente RANDAGISMO - come è nato come ......
Il problema del randagismo, così come lo conosciamo, è un fenomeno che ha due distinti momenti di vita e vanno analizzati autonomamente. Sino agli anni 80 si provvedeva direttamente al controllo del randagismo catturando i cani, tenendoli qualche giorno, per poi sopprimerli quando scaduti i termini nessuno si proponeva di prenderli in affido.
Va considerato che il quel periodo i cani randagi erano limitati ai soli abbandoni e non a programmi organizzati e, comunque, le nascite erano considerate per lo più non volute o accidentali, oltre al proliferare a seguito di accoppiamenti per la troppa libertà di cani di proprietà.
Dopo l'entrata in vigore della Legge quadro la 281/91, sui cani si è determinato un valore aggiunto, soprattutto monetario, visto che quello affettivo era già presente; da quel momento e ferma restando la continua nascita dei cani, accidentali e non voluti, si è visto un incremento esponenziale di canili, per lo più privati, che "casualmente" ha visto l'incremento del numero dei cani randagi a seguito di nascite ma, in questo caso, volute ed organizzate.
Infatti, cosa mai conosciuta prima degli anni '90, dalla entrata in vigore della Legge, si è visto un incremento esponenziale delle nascite e degli abbandoni, soprattutto in certe regioni d'Italia, anche se nessuno è in isole felici, grazie a normative regionali incomplete e inadeguate limitandosi solo a identificare genericamente le cose da fare e quali investimenti venivano messi a disposizione per risolvere il problema, ottenendo come unico risultato l'esatto opposto.
Le leggi e le disposizioni regionali, per alcuni versi inapplicate e inutili, hanno determinato un'anomalia disastrosa: da una parte non è stato fatto alcuno studio per capire come questo fenomeno si è evoluto, limitandosi solo ad affermare il principio che il randagismo è un problema da risolvere; dall'altra si è lasciato il libero arbitrio, dando solo semplici indirizzi, ma evitando accuratamente di individuare responsabilità e controlli sull'efficacia di eventuali interventi….. il risultato "un disastro totale".
Lo stato delle cose, pur già drammatico, ha la tendenza a diventarlo ancora di più; troppi soggetti sono interessati al mantenimento della condizione attuale, molti di questi soggetti sono "sponsorizzati" proprio dalle istituzioni con regole vaghe e disponibilità finanziarie senza troppi controlli, messe a disposizione per pochi e in maniera assolutamente irrazionale.
Il problema randagismo ha in se la caratteristica propria del "virus letale" se si cura solo una parte del corpo esso si ripropaga inevitabilmente come e più di prima, con in più l'aver sprecato energie finanziarie e umane inutilmente: da una parte si spendono enormi somme per alimentare gli affari di organizzazioni private e/o Associazioni varie, anche di livello nazionale, omettendo controlli e facendo in modo che i finanziamenti siano facili e disponibili; dall'altra si affamano cani/gatti (solo per far un esempio di malessere ) quale conseguenza della diffusione degli sporchi affari, facendo diventare inutile il sacrificio di tanti volontari che, pur con tutta la loro disponibilità gratuita e piena, non riescono minimamente a limitare questo fenomeno.
Sino a ché si faranno affari con il randagismo ci sarà sempre qualcuno che lavorerà per mantenerlo inalterato o incrementarlo; perciò ogni intervento, in primo luogo, deve eliminare proprio questa condizione dell'affare facile, con alcune e semplici regole, infine và messa in campo ogni risorsa disponibile per un vero programma di sterilizzazioni, anagrafe canina e sensibilizzazione.
Naturalmente non è solo questo, bisogna fare di più e di meglio; sapendo che le Associazioni sono un patrimonio su cui contare devono essere maggiormente coinvolte, sia nei controlli che nella elaborazione di strategie, soprattutto nel rivedere le varie normative, unificandole, perché vecchie e inadeguate.
La questione animalista, in Italia, è assolutamente fuori controllo grazie soprattutto alla carenza di normativa adeguata, ma il problema del randagismo in alcune regioni ha un carattere sociale di tali proporzioni che ha già minacciato la capacità di spesa, non più tollerabile, delle varie amministrazioni, se continua così la nostra paura è che l'attuale situazione diventerà una giustificazione per provvedimenti assolutamente incivili e straordinari.
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